Infinite jest

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Si può trovare
una frammentaria divinità
anche in una scatola di sigarette,
in un giro di danza
in un denso bicchiere di malvasia;
e ci si può suicidare
nella gioia di vivere improvvisa
d’un lunapark
nei battiti dei fucilini
ed in ogni gesto del corpo
che muova solamente il corpo
senza moto dell’anima nel corpo –
trascurando con un sorriso imprevisto
il calcolo demente dei problemi
e con elusivo gesto della mano
allontanare la disperazione.
Non per questo si riposerà
la lunga solitudine,
né l’inganno della musica
ci porrà una mano su una spalla
contro l’uragano dell’assenza;
ma si tratta solo di ingannare
di mentire con placida umiltà
di gustare un corpo perituro
educare al nulla
una mano elegante,
abbandonarsi al dolce
amichevole vino –
gustare la joie de vivre,
dimenticare il corpo perituro
la solitudine essenziale,
– incenso di incenso devoto
offrire un fumo di sigarette
alla nostra distratta, frammentaria
divinità.
Giorgio Manganelli

Sueño

Come la luce di un sogno,
che non appare nel mondo ma esiste,
così ho vissuto io,
illuminando
quella parte di te che non conosci,
la vita che hai passato insieme ai miei pensieri.
E benché tu non lo sappia, io ti ho visto
attraversare la porta senza dire no,
chiedermi un portacenere, curiosare tra i libri,
rispondere al desiderio delle mie labbra
con le tue labbra di whisky,
seguire i miei passi fino alla camera.
Abbiamo anche parlato
sul letto, senza fretta, molte sere,
questo letto d’amore che non conosci,
lo stesso che rimane
freddo quando parti.
 
E benché tu non lo sappia, io ti ho visto
attraversare la porta senza dire no,
chiedermi un portacenere, curiosare tra i libri,
rispondere al desiderio delle mie labbra
con le tue labbra di whisky,
seguire i miei passi fino alla camera.
Abbiamo anche parlato
sul letto, senza fretta, molte sere,
questo letto d’amore che non conosci,
lo stesso che rimane
freddo quando parti.
 
Benché tu non lo sappia ti inventavo con me,
facemmo mille progetti, passeggiammo
per tutte le città che ti piacciono,
ricordammo canzoni, scegliemmo rinunce,
imparando entrambi a convivere
tra la realtà e il pensiero.
 
Spiata all’ombra del tuo orario
o nella notte di un bar con mia sorpresa.
Così ho vissuto io,
come la luce del sogno
che non ricordi quando ti svegli.
 
Luis García Montero
 
(Traduzione di Alessandro Ghignoli)
 
da “Tempo di camere separate”, Casa Editrice Le Lettere, 2000
 
***
 
Y aunque tú no lo sepas 
 
Como la luz de un sueño,
que no raya en el mundo pero existe,
así he vivido yo
iluminado
esa parte de ti que no conoces,
la vida que has llevado junto a mis pensamientos.
 
Y aunque tú no lo sepas, yo te he visto
cruzar la puerta sin decir que no,
pedirme un cenicero, curiosear los libros,
responder al deseo de mis labios
con tus labios de whisky,
seguir mis pasos hasta el dormitorio.
También hemos hablado
en la cama, sin prisa, muchas tardes
esta cama de amor que no conoces,
la misma que se queda
fría cuanto te marchas.
 
Aunque tú no lo sepas te inventaba conmigo,
hicimos mil proyectos, paseamos
por todas las ciudades que te gustan,
recordamos canciones, elegimos renuncias,
aprendiendo los dos a convivir
entre la realidad y el pensamiento.
Espiada a la sombra de tu horario
o en la noche de un bar por mi sorpresa.
Así he vivido yo,
como la luz del sueño
que no recuerdas cuando te despiertas.
 
Luis García Montero
 
da “Habitaciones separadas”, Editorial Visor, 1994, Madrid
Benché tu non lo sappia ti inventavo con me,
facemmo mille progetti, passeggiammo
per tutte le città che ti piacciono,
ricordammo canzoni, scegliemmo rinunce,
imparando entrambi a convivere
tra la realtà e il pensiero.
Spiata all’ombra del tuo orario
o nella notte di un bar con mia sorpresa.
Così ho vissuto io,
come la luce del sogno
che non ricordi quando ti svegli.
Luis García Montero
(Traduzione di Alessandro Ghignoli)
da “Tempo di camere separate”, Casa Editrice Le Lettere, 2000
***
Y aunque tú no lo sepas
Como la luz de un sueño,
que no raya en el mundo pero existe,
así he vivido yo
iluminado
esa parte de ti que no conoces,
la vida que has llevado junto a mis pensamientos.
Y aunque tú no lo sepas, yo te he visto
cruzar la puerta sin decir que no,
pedirme un cenicero, curiosear los libros,
responder al deseo de mis labios
con tus labios de whisky,
seguir mis pasos hasta el dormitorio.
También hemos hablado
en la cama, sin prisa, muchas tardes
esta cama de amor que no conoces,
la misma que se queda
fría cuanto te marchas.
Aunque tú no lo sepas te inventaba conmigo,
hicimos mil proyectos, paseamos
por todas las ciudades que te gustan,
recordamos canciones, elegimos renuncias,
aprendiendo los dos a convivir
entre la realidad y el pensamiento.
Espiada a la sombra de tu horario
o en la noche de un bar por mi sorpresa.
Así he vivido yo,
como la luz del sueño
que no recuerdas cuando te despiertas.
Luis García Montero
da “Habitaciones separadas”, Editorial Visor, 1994, Madrid

 

 

 

Pelle

Ci si perde osservando lembi di pelle. Di certo in città non ci siamo così abituati, se non alle miserie vergognosamente sudate cui il clima ci costringe, quelle mollezze sfatte e pallide che emergono da abiti estivi penosamente stazzonati, tentativi non tanto di esposizione vanitosa quanto di goffe battaglie contro il nemico che ti riduce come un pollo lesso. Qui, fra gli ombrelloni e la battigia, la pelle sovrasta lo sguardo offrendoti una possibilità di misericordia infinita. Pelli chiarissime o scure come cuoio, armoniosi color english breakfast tea, delicati rosa maialino o violenti fucsia fluorescenti si esibiscono senza offesa, lasciando solo alla tua interpretazione il fototipo (secondo i canoni dermatologici) o, meglio, la data di arrivo/partenza, come quella che consideri comprando il latte. Su tutto, al netto del giudizio estetico che io non contemplo come misura, mi si offrono orizzonti di vita altrui. Pelle + voce + atteggiamenti, e tutto si compone in una immaginazione che, forse, tende al vero più dei fatti che in realtà mi restano sconosciuti.Impressioni che registri di primo acchito, e che poi smussi via via ascoltando brandelli di discorsi, tono e colore di voci, sguardi e gesti. Più passano gli anni e più mi abita una misericordia per l’umanità spicciola che mi sorprende, una sorta di tenerezza capace di accettare, senza nemmeno comprendere, il fascio di dolore e fatica che è installato nelle vite degli altri. Altra cosa è con me stessa, ma questa è un’altra storia.

A te

“L’ultimo brindisi”

 Bevo alla casa devastata, 

alla mia cattiva vita,

alla solitudine in due e a te;

alla menzogna delle labbra che mi tradirono,

al morto gelo degli occhi,

al mondo sguaiato e crudele,

al Dio che non ci ha salvati.


Anna Andreevna Achmatova

Data entry

Lina

Gracco

Amneris 

Valerio

Evelina

Doralice

Edorolfo

Licio

Jolanda
sono morti. Per me sono morti oggi. Non so chi siano, sono nomi su buste ritornate al mittente.

“Restituire al mittente

Motivo del reso – DECEDUTO – firma dell’incaricato, data.


Così arrivano sulla scrivania dove faccio questo lavoro temporaneo, rilevando per conto del committente (alias una grande associazione che si occupa di malati di cancro) i dati delle buste respinte – decine di migliaia – e imputando informazioni su un foglio elettronico che servirà per ripulire la loro anagrafica.
Così ora so che Lina, Gracco, Amneris,Valerio, Evelina, Doralice, Edorolfo, Licio, Jolanda sono morti. Prima non lo sapevo.


Alla prima busta “DECEDUTO” mi si sono bloccata. Quel participio è il solo crudele sui campi previsti dalle poste per il reso al mittente. Il primo giorno mi sono fermata sobbalzando ogni volta al momento di doverlo digitare, il mio campo recita solo “D”, così, maiuscolo. Il secondo giorno il groppo in gola era formato, e così ho cominciato a segnarli tutti su un foglio. Ogni giorno. Quelli di oggi erano  137.
“DECEDUTO” è una delle scelte, alternativa a “irreperibile, sconosciuto, trasferito” che il postino appone sulla busta, compila e firma prima di rendere. Accompagnato dagli alternativi campi “indirizzo inesistente, indirizzo incompleto, indirizzo inesatto”. 


Doralice per esempio stava a un indirizzo esistente, ma non ci sta più. Alcuni postini scrivono cose alternative, tipo “defunto” o “venuto a mancare”. Un postino di Firenze ha scritto “ ‘un c’è più”. Forse li muove lo stesso trasalimento che sento io, e in un sussulto di rispetto sembra poco crocettare un codice su un talloncino. Io digito D, segno il nome su un foglio a righe con la matita e la sera me li porto a casa. Poi li leggo, tutti, una volta sola. Penso “ciao”. “Ciao a tutti”. Poi lo butto.

(In foto il cimitero di Nueva Esperanza a Lima, Perù, dove le tombe sono case colorate in miniatura. Fonte web)

Ostilità

“In effetti, considerò che fare poesia era difficile, ma che certamente ancora più difficile e difficoltoso, in quella strana città ma anche altrove in tutte le città del mondo, era far ascoltare poesia. Perché bastava un particolare fuori posto, ecco, il gorgoglio discreto della macchina del caffè, per distrarre la mente, distrarla e allontanarla dai versi. Perché in effetti De Crescenzo Pasquale lo aveva notato in più di una circostanza: la vita è ostile, profondamente ostile alla poesia.” (Nicola Pugliese – Malacqua)

Cetaceo

Il ragazzo che guida la navetta che porta al mare ha un odore meraviglioso. Un odore, non è il profumo che indossa, è proprio il suo odore. Mi siedo accanto e annuso. Poi scendo e aspetto il momento di tornare per sentire l’odore, di nuovo.
Gli ombrelloni sono bianchi, si mischiano col bianco della sabbia e del vento. È una cosa buona.
Ieri tornando dalla spiaggia, camminavo da sola, c’erano eucalipti e uccellini. Per un istante mi è venuta una felicità addosso così profonda da morire.
Oggi ho visto dei delfini nelle vicinanze di Serpentara. Avevo appena chiesto a Checco che pilota il gommone se avesse mai visto delfini, e lui ha urlato “delfini!”. Ne ho visti quattro. Uno di loro ha pure sfoggiato la pinna caudale, ciao ciao. Ho pianto dopo aver riso.
Le occhiate e le salpe venivano a mangiare pane dalle mie mani. L’acqua era color zaffiro. Mi piace la pelle d’oca quando sono sotto, e fingere di non pesare nulla sospesa fra il fondo e la superficie lassù, lucente.