Sunset

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Di notte, nei sogni, sto spesso su una nave.

Di giorno attualmente faccio la pasticciera.
Sfoglio croissant, incasso burro negli impasti,
do forma alla golosità altrui.
Io odio i dolci.
Occasionalmente cucino per cene a tema.
Oggi cena greca. I capelli odorano di
.melanzane fritte per la moussaka
.aglio e cipolla per lo tzatziki
.miele per la baklava
I greci cucinano complicato.
Per servire a tavola però ho indosso il rossetto. Rosso.
E le mani sono pulite, bianche, intelligenti.
Di notte, nei sogni, ho sempre paura.
Di giorno, attualmente, ho paura ad orari alterni.
Al mattino no, sto sola a godermi la colazione.
Quando i ragazzi si alzano beviamo insieme un caffè.
Loro escono, esco anch’io. Di solito in bicicletta.
A pranzo dormo, o stiro, o lavo, o riordino.
Le minutaglie che occupano tempo
sono scacciamostri.
Il silenzio è vuoto, e ci trovo le navi e le paure notturne.
Di notte, nei sogni, tutto rimane senza una fine.
Di giorno, attualmente, non tollero le storie inconcludenti.
Un romanzo, un film, un racconto senza “fine”.
Una fine quadrata, bella o brutta non importa.
Un punto. Niente sospesi. Una lapide sulle cose, che ferma.
Non tollero il mio procrastinare la vita.
Le interpretazioni, le ipotesi, i giudizi li lascio ad altri.
Io odio le sospensioni, e sono il luogo in cui vivo ora.
Di notte, nei sogni, non c’è pace.
Di giorno, attualmente, non c’è accento.
Solo al tramonto, per un istante, colgo la freschezza di una fine lucente.
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Estraneità

Nei negozi di lusso del quadrilatero milanese ci sono uomini deputati soltanto ad aprirti la porta quando entri. Non dicono una parola, non sorridono, sono bellissimi e vestiti di nero. Aprono porte, chiudono porte.

Nel quadrilatero vedi donne ricche vestite come finte povere, e donne povere vestite come se volessero apparire ricche.
I cartelloni pubblicitari di piazza San Babila esibiscono in formato colossal il culo di J-Lo in shorts di jeans, le tette di non so chi in brassiere di pizzo rosso, la bocca della Bellucci in rosso vinilico.
C’è in cartellone al Nuovo uno spettacolo modello Moulin Rouge.
Una ragazzina in canotta scopri pancia, shorts e sandali infradito passa vicino a due uomini vestiti di grigiofumofrescolanacamiciabiancacravattascura con auricolare che gesticolano parlando e la stuprano con lo sguardo.
Mi chiedo dove sia la bellezza, e se una poesia possa cambiare qualcosa almeno nei miei occhi e nel mio cuore.

 

Andando, andando, lungo le strade
ho incontrato Rom felici
Oh uomini da dove venite?
Con le tende sulle strade fortunate? / Con le tende e i bambini affamati?

Oh uomini! Oh bambini!
Oh uomini! Oh bambini!

Cavoli a merenda (1)

Mi sono rotta le scatole. Delle frasi brevi. Un punto ogni cinque parole. Scambiata per linguaggio asciutto. Livella delle intelligenze. Azzeramento delle capacità intellettive. Basta con frasi semplici. Tutti. Voglio frasi complesse, una lingua articolata, una musica che contiene espressione, in cui ci siano le discendenti e gli incisi, che a ben vedere nessuno più li capisce tanto che i temi in classe degli studenti vengono corretti per “semplificare” le cose. Come possiamo crescere se per raccontare un fatto complesso, ricco, sfaccettato, in cui è inclusa l’esperienza umana nelle sue infinite accezioni, si usa un linguaggio da Twitter? Mala lingua.

bisogno

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necessità

Una porta chiusa non è sufficiente perché un uomo
nasconda il suo amore. Egli necessita anche di una porta aperta
per poter partire e perdersi nella folla quando questo amore esploderà
come un barile di polvere nell’arsenale raggiunto dal fulmine.
Un tetto non basta perché un uomo sia protetto
dal calore e dalla tempesta. Per sfuggire al lampo
egli necessita di un corpo steso nel letto
e a portata della sua mano ancora timorosa
di avanzare nel buio quando la pioggia cade nel silenzio del mondo aperto come un frutto
fra due tuoni.
Nella notte che declina, nel giorno che nasce,
l’uomo ha bisogno di tutto: dell’amore e del fulmine.

 

Lêda Ivo