Cisterna

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Le cose che succedono non si vedono. I pensieri sono una gragnola di colpi, come quelli di un fucile a pallettoni.

Ho sempre pensato che gli uomini si siedano a gambe larghe non tanto per comodità, ma per mostrare il potere del loro sesso. È nella loro natura.
Ho letto che le donne in certi campi profughi, dove vengono stuprate ogni giorno, fanno fiori con gli stracci e li appendono nelle baracche o nelle tende per mostrare qualcosa di bello e dignitoso ai loro bambini.
Lo Stato in cui vivo, con il governo attuale, mi rende permanentemente spaventata e/o incazzata e triste. Sento la violenza sopraffarmi, non è una bella percezione.
I sogni sono il luogo dove pratico l’altra me, in una forma di bipolarismo al quale mi abbandono totalmente. Una me forte, sfrontata, appassionata. Poi c’è sempre un epilogo in cui quella del sogno torna questa me, rinuncia alle cose, e sempre qualcuno le fa notare che è piena di ferite di cui non si era accorta. E lì mi sveglio. Una manna per il mio analista.
Ho visto il terremoto con i miei occhi, ad agosto. E non riuscivo più a pensare, parlare, respirare. È stata una forma di acquisizione dati senza filtro. E mi sei apparso “tu”, in quel tuo terreno, e ti amavo ancora.
Non mi va di scrivere adesso, c’è troppa corrente nel sangue.
Le cose accadono, dentro.
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Cosa siamo

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«L’istante occupa uno stretto spazio fra la speranza e il rimpianto, ed è lo spazio della vita».

Carlo Emilio Gadda

Sunset

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Di notte, nei sogni, sto spesso su una nave.

Di giorno attualmente faccio la pasticciera.
Sfoglio croissant, incasso burro negli impasti,
do forma alla golosità altrui.
Io odio i dolci.
Occasionalmente cucino per cene a tema.
Oggi cena greca. I capelli odorano di
.melanzane fritte per la moussaka
.aglio e cipolla per lo tzatziki
.miele per la baklava
I greci cucinano complicato.
Per servire a tavola però ho indosso il rossetto. Rosso.
E le mani sono pulite, bianche, intelligenti.
Di notte, nei sogni, ho sempre paura.
Di giorno, attualmente, ho paura ad orari alterni.
Al mattino no, sto sola a godermi la colazione.
Quando i ragazzi si alzano beviamo insieme un caffè.
Loro escono, esco anch’io. Di solito in bicicletta.
A pranzo dormo, o stiro, o lavo, o riordino.
Le minutaglie che occupano tempo
sono scacciamostri.
Il silenzio è vuoto, e ci trovo le navi e le paure notturne.
Di notte, nei sogni, tutto rimane senza una fine.
Di giorno, attualmente, non tollero le storie inconcludenti.
Un romanzo, un film, un racconto senza “fine”.
Una fine quadrata, bella o brutta non importa.
Un punto. Niente sospesi. Una lapide sulle cose, che ferma.
Non tollero il mio procrastinare la vita.
Le interpretazioni, le ipotesi, i giudizi li lascio ad altri.
Io odio le sospensioni, e sono il luogo in cui vivo ora.
Di notte, nei sogni, non c’è pace.
Di giorno, attualmente, non c’è accento.
Solo al tramonto, per un istante, colgo la freschezza di una fine lucente.

Estraneità

Nei negozi di lusso del quadrilatero milanese ci sono uomini deputati soltanto ad aprirti la porta quando entri. Non dicono una parola, non sorridono, sono bellissimi e vestiti di nero. Aprono porte, chiudono porte.

Nel quadrilatero vedi donne ricche vestite come finte povere, e donne povere vestite come se volessero apparire ricche.
I cartelloni pubblicitari di piazza San Babila esibiscono in formato colossal il culo di J-Lo in shorts di jeans, le tette di non so chi in brassiere di pizzo rosso, la bocca della Bellucci in rosso vinilico.
C’è in cartellone al Nuovo uno spettacolo modello Moulin Rouge.
Una ragazzina in canotta scopri pancia, shorts e sandali infradito passa vicino a due uomini vestiti di grigiofumofrescolanacamiciabiancacravattascura con auricolare che gesticolano parlando e la stuprano con lo sguardo.
Mi chiedo dove sia la bellezza, e se una poesia possa cambiare qualcosa almeno nei miei occhi e nel mio cuore.

 

Andando, andando, lungo le strade
ho incontrato Rom felici
Oh uomini da dove venite?
Con le tende sulle strade fortunate? / Con le tende e i bambini affamati?

Oh uomini! Oh bambini!
Oh uomini! Oh bambini!

Cavoli a merenda (1)

Mi sono rotta le scatole. Delle frasi brevi. Un punto ogni cinque parole. Scambiata per linguaggio asciutto. Livella delle intelligenze. Azzeramento delle capacità intellettive. Basta con frasi semplici. Tutti. Voglio frasi complesse, una lingua articolata, una musica che contiene espressione, in cui ci siano le discendenti e gli incisi, che a ben vedere nessuno più li capisce tanto che i temi in classe degli studenti vengono corretti per “semplificare” le cose. Come possiamo crescere se per raccontare un fatto complesso, ricco, sfaccettato, in cui è inclusa l’esperienza umana nelle sue infinite accezioni, si usa un linguaggio da Twitter? Mala lingua.