Ultimo metrò

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Una moltitudine solitudine

viaggia accanto
dentro una spasmodica distrazione
e la pena degli sguardi disattesi.
È vergine la curva del giovane collo
chino su parole luminose
e osceno il capo ciondolante e sudato
sullo sfondo della velocità,
vicini di destini diversi
Nemmeno questo pigiare di carne
mescola di odori
cloaca di giorni sul finire
scatena tenerezza nel gregge.
Alzare gli occhi su altri è un attacco.
E il sorriso che piega le mie labbra
insulsa utopia che mendica
lasciata ad un pensiero di scherno.
Se vuole sedersi le cedo il posto.
Scende alla prossima?
Scarnificare parole
celando
dentro
disperata fame
dell’altro.
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17 risposte a "Ultimo metrò"

      1. “La metro dei riflessi,
        gli sguardi verso il vetro,
        gli appositi sostegni verticali,
        le mani che fatali li discendono,
        e quelli orizzontali, in alto i polsi e gli orologi
        viaggiano da soli….” Grande Panella…grande Lucio. Viviamo brevi viaggi, raramente da protagonisti… Mendichiamo parti piccole in un mondo che nn si acvorge di noi… un mondo che corre… si ferma solo per riposare… non vuole sostare a lungo perche poi è pensare… nn vuole pensare…

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